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Il Forte di Bard

AIAT la porta della vallèe

Case Monumentali e luoghi di particolare interesse nel Borgo

Visitare il Borgo Medioevale di Bard è "facile"... davanti tutti gli edifici di particolare pregio archtettonico e luoghi di interesse, troverete una targa con i cenni storici  oltre che in italiano anche in lingua francese e inglese:


Ponte sulla Dora Baltea

Il primo riferimento al ponte sulla Dora Baltea è conservato presso l'archivio di stato di Torino dove si parlava di "tasse percepite" sul pontis bardi nell'anno 1272 e i riferimenti cronologici sono tra gli anni 1343 e 1469 tra gli anni tra il 1592 e 1596 in riferimento ad una alluvione.

Risulta che nel 1763 fosse pericolante e che nel 1787 è stato ristrutturato, anche negli anni 1990 il ponte ha subito una riconsolidazione.

L'alveo della Dora negli anni in cui fu costruito aveva una lunghezza superiore : tre archi più piccoli sono ancora ora interrati sotto la piazzale "calliera".( finiva dove finisce la piazza ). Rimane ancora l'oratorio in cui sono posizionate 3 statue in legno che rappresentano San Grato, Santa Signora delle Grazie e San Antonio.    Borgo...casa Nicole

 


Casa Nicole 

E’ nota a partire dal XIV secolo come dimora dei nobili de Jordanis. L'edificio si presenta nella forma che assunse nel XVIII secolo, quando venne rinnovato dagli allora proprietari Nicole, che nel 1744 avevano ottenuto dal re di Sardegna l’investitura a Conti di Bard. Il corpo della costruzione che sovrasta la strada ospitava una delle porte del Borgo, detta Courlét, abbattuta all’inizio dell’Ottocento per volontà di Napoleone. Risalenti a quel periodo, sugli intonaci della facciata si possono riconoscere ancora oggi i segni dei colpi d’arma da fuoco.

Il palazzo si sviluppa su tre piani. Oltre agli stucchi che ornano le scale e le sale del piano nobile, l’interno è caratterizzato dalla presenza di una cappella privata, posta in modo inconsueto all’ultimo piano e decorata sulle pareti e sulla volta a cupola. L’autore dei dipinti, di soggetto simbolico religioso, ha lasciato la sua firma e la data – Giovanni Antonio da Biella, 1758.

      


Casa Nicole – corpo aggiunto al complesso originario.

L’edificio deve la sua forma odierna all’ampliamento, intorno alla metà del Settecento, dell’attigua dimora di famiglia dei conti Nicole di Bard. La facciata, scandita da ampi balconi, al primo piano rivela la presenza di pitture murali: è ancora visibile un putto alato. Sono presenti tracce di insegne, non più leggibili, che indicano come la dimora sia stata adattata, presumibilmente dall’Ottocento, anche a una funzione commerciale. L’interno è caratterizzato da alcuni saloni di rappresentanza, con ampie volte decorate da cornici di stucco.

        


Le Quartier 

Di origine incerta, il nome “Quartier” è testimoniato in un documento del 1801, conservato presso l’Archivio Storico Regionale; potrebbe riferirsi ad un uso episodico come “quartiere militare”. Il complesso è costituito da una serie di corpi di fabbrica aggregati, tra i quali spicca una torre angolare. La corte interna ha elementi di pregio architettonico, presumibilmente realizzati tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento: al primo e secondo piano del corpo nord si affacciano due loggiati, ad archi ribassati sostenuti da colonne di mattoni intonacate e dipinte, nel corpo ovest due finestre hanno stipiti di pietra e architrave carenato. Sull’intonaco delle pareti sono ancora leggibili tracce di una decorazione ad affresco, confrontabile con quella di un altro edificio del Borgo di Bard, la casa Challant: alte fasce ornate da motivi vegetali sono ritmate da cornici tonde che racchiudono i profili di alcuni personaggi.

 


Casa con finestra crociata lignea

Il recente restauro ha isolato, evidenziandoli, gli elementi che caratterizzano la facciata, risalenti ad un periodo compreso tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento. Al piano terreno si apre un passaggio voltato, sormontato da un piccolo arco realizzato da elementi di pietra, come l’architrave sul portone. Al primo piano, sulla sinistra dell’osservatore, una finestra ha l’architrave carenato di pietra con un motivo decorativo a doppio gradino, mentre sulla destra si conserva una rara finestra a crociatura lignea, di cui altri esempi superstiti, oltre a questo nel Borgo di Bard, si trovano a Leverogne, Montjovet e Donnas.  

 


Casa Urbano

La facciata era originariamente intonacata e decorata; il restauro ha riportato alla luce un motivo, che gode di una lunga tradizione dal XIII al XV secolo, a losanghe bianche e rosso mattone. Sulla sinistra dell’arco di ingresso, costruito con conci di pietra bordati da una fascia di intonaco decorato a piccoli fiori, è dipinto uno stemma sabaudo, con la croce bianca in campo rosso. L’interno conserva elementi architettonici di pregio, quali volte a crociera e stucchi. E’ da segnalare la presenza di un “mulino”, costituito da una vasca di scarico riempita esclusivamente con l’acqua piovana, che veniva fatta precipitare su una ruota collegata a un segaccio da falegnameria.

  


Casa con modiglioni lignei

Uno degli elementi caratterizzanti la facciata dell’edificio è l’archivolto in muratura, costruito con mattoni di cotto, materiale corrente nel vicino Piemonte ma non assai diffuso in Valle d’Aosta: nella regione, oltre a limitate testimonianze in alcuni castelli, come a Issogne o a Quart, l’esempio più notevole dell’utilizzo di questa materia si ha nel Priorato di Sant’Orso ad Aosta. Un altro elemento di rilievo è dato dai due enormi modiglioni lignei posti sopra il piano primo, che dovevano verosimilmente sostenere una struttura aggettante; in essi è ancora visibile l’abilità tecnica dei carpentieri che operavano in Valle tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento.

 


Casa della MeridianaCasa della Meridiana

La Casa della Meridiana prende nome dai grandi orologi solari, dipinti nella zona più alta sia della facciata meridionale che di quella orientale del fabbricato a Nord dell’intero complesso. L’edificio è costituito da due corpi di diverse altezze, dalla pianta a forma di L. L’apertura sormontata da un archivolto di pietra, oggi per metà tamponata, permetteva l’ingresso al piacevole porticato che separa la costruzione dalla strada. L’intonaco della facciata lascia scoperta una zona di zoccolatura in pietra che si collega visivamente con il basso muretto di recinzione. Un tentativo di raccordo di elementi architettonici contemporanei con la struttura antica è dato dall’inserimento di serramenti di ferro, che ripetono le forme correnti delle finestre crociate tardo quattrocentesche, la cui ipotizzata presenza viene in questo modo resa evidente.     

      


Ospizio de Jordanis (ex Municipio, oggi Hotel Stendhal)   

Dell’edificio medievale, un ospizio fondato nel 1425 dai fratelli Andrea e Antonio dei nobili de Jordanis, non rimane traccia. I  documenti d’archivio riferiscono che fu retto dai frati conventuali di Aosta, quindi in epoca Napoleonica fu trasformato in Corpo di Guardia delle truppe della Guarnigione, quando esse dovettero abbandonare il Forte che stava per essere raso al suolo. Un incendio del deposito delle polveri, avvenuto nel luglio del 1800, provocò danni talmente ingenti da richiedere la ricostruzione dell’intero fabbricato, ultimata nel 1830. A quell’epoca il Comune di Bard, divenuto proprietario del palazzo, lo destinò a sede del Municipio, funzione che assolse sino all’anno 2002, quando gli uffici civici furono trasferiti nell’edificio posto di fronte, nella stessa piazza.     

  


Casa Valperga

Si ritiene che la casa sia stata l’abitazione di Flaminio Valperga, governatore del presidio di Bard all’inizio del XVI secolo. Le finestre al primo piano della facciata principale sono di tipologie differenti e testimoniano i rifacimenti avvenuti in epoche antiche. La bifora centrale, tamponata, è l’elemento che documenta la fase più antica: la particolarità di avere i due archetti realizzati in conci e non con un architrave unico rivela un’impostazione duecentesca. Al di sotto di essa, un dipinto murale assai deteriorato lascia intravedere due stemmi, nei quali si possono riconoscere le insegne dei Valperga e dei Savoia. Su ambo i lati della bifora centrale sono state realizzate due finestre crociate, dalla peculiare decorazione cordonata, databili tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo; in Valle d’Aosta la tipologia è ricorrente in questo lasso di tempo e si hanno confronti anche nello stesso borgo di Bard.

 


Casa CiuccaCasa Ciucca

Conosciuta popolarmente col nome di casa “ciucca” – casa ubriaca – per la sua apparente instabilità, la costruzione conserva pregevoli elementi strutturali risalenti al XVI secolo. Due finestre crociate con architravi di pietra, al primo piano, danno una nota di composta eleganza alla facciata. Al piano terreno un arco di pietra, i cui conci poggiano su potenti piedritti, incornicia il passaggio voltato che conduce al cortile interno, nel quale è visibile un bell’esempio di viret, la scala a chiocciola dai gradini che si aprono a ventaglio intorno a un’asse centrale; in Valle d’Aosta tipi simili si ritrovano in numerosi castelli (come a Issogne o a Sarriod de La Tour). Le ampie sale che si susseguono all’interno dell’edificio concorrono a testimoniare l’alto rango di questa dimora nobiliare cinquecentesca.    

 


Casa Challant

La struttura architettonica.

L’edificio primitivo fu trasformato in elegante dimora dalla famiglia Challant, una delle casate nobili più potenti in Valle d’Aosta, tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo; il committente di tali lavori è ritenuto Filiberto di Challant, castellano di Bard tra il 1487 e il 1517. La piccola piazza, che oggi si affaccia sulla strada, in origine era un cortile, chiuso da un muro, intorno al quale si affacciava la costruzione. Sulla parete di fondo del cortile si apriva l’antica porta d’ingresso, oggi parzialmente murata e ridotta a finestra. Al piano terreno le aperture sono sormontate da un architrave carenato; al piano nobile si aprono ampie finestre a crociera, che verso la strada hanno le cornici di pietra, mentre sul retro sono di cotto.

 

La decorazione pittorica cinquecentesca.

Le facciate di casa Challant che davano sulla strada erano dipinte a finte murature, di cui è rimasta visibile un’ampia porzione. Assai simile a quella presente a Issogne, un’ampia fascia, a motivi vegetali disposti a girali, corre lungo la parte alta sia del piano terreno che del piano nobile, al di sotto della cornice marcapiano. Sulle pareti tra le finestre del sottotetto è dipinta una serie di ritratti, di controversa interpretazione, chiusi all’interno di cornici tonde, mentre sopra la porta d’ingresso appare lo stemma della famiglia. Anche all’interno, sulle pareti di un salone, restano tracce di una campagna decorativa, ormai ridotta a pochi lacerti; sono riconoscibili una figura femminile panneggiata e un uomo selvatico, dal corpo coperto da un irsuto pelame, nell’atto di brandire un bastone.

 


     Casa “del Vescovo”

La designazione conservata popolarmente di “casa del vescovo” potrebbe suggerire che per questo edificio si sia mantenuta la memoria della presenza di un ecclesiastico di rango, di cui tuttavia non si trovano riscontri nelle fonti archivistiche. Appare troppo debole l’ipotesi, non avvalorata da specifici documenti, che nella prima metà del Settecento sia stata abitata dal vescovo di Alba, Giuseppe Roero, esiliato a Bard in seguito ad alcune dispute con Vittorio Amedeo II di Savoia.

La facciata si presenta articolata su tre livelli, caratterizzata da un corpo scalare in muratura, che dalla strada conduce al piano nobile, e da un balcone ligneo. Le aperture sono degne di attenzione: oltre a una stretta monofora, al primo piano si affaccia una raffinata bifora trecentesca, con due eleganti archi trilobati di pietra, sostenuta da una colonnina dal capitello decorato con una coppia di testine. 

 


      Casa con pitture murali cinquecentesche

L’edificio, a tre piani con sottotetto, rientra nella tipologia delle case a schiera che si susseguono sulla strada principale del borgo e non presenta particolari caratteristiche architettoniche. Tuttavia un elemento di pregio è costituito dalle tracce di pittura murale, sulla quale è ancora riconoscibile una sorta di cornice decorata a intrecci bianchi su fondo rossiccio, che richiama l’ornamentazione cinquecentesca visibile nel sottarco della parrocchiale del borgo.

 


 Casa con finestre a crociera e decorazione dipinta

L’edificio si sviluppa su tre piani, coronato da un ballatoio ligneo. Sulla facciata, al primo e al secondo piano, le aperture sono costituite da finestre crociate dagli stipiti di pietra, presumibilmente tardo quattrocentesche o dell’inizio del Cinquecento. All’ultimo piano è visibile, dietro la ringhiera lignea, una decorazione di incerta datazione: rappresenta la facciata di una casa, con due finestre e la porta d’ingresso – alla quale conducono tre scalini semicircolari - inserite sotto un grande arco sostenuto da lesene. Sotto la finestra del primo piano è dipinto uno stemma sabaudo, con croce bianca in campo rosso, alla destra del quale appaiono alcune lettere di difficile lettura.

 


Casa con finestra a crociera ridotta e tracce di dipinti murali

L’edificio ha subito una serie di interventi di rinforzo – come testimoniano i due capochiave di ferro – che ne hanno compromesso l’aspetto originario. Alla sinistra dell’osservatore è visibile una finestra a crociera ridotta, dagli stipiti di pietra, riconducibile alle altre similari presenti nel borgo, realizzate tra la fine del XIV e la prima metà del XV secolo. Sulla facciata restano labili tracce di dipinti murali; sembra di poter individuare la presenza di uno stemma, troppo rovinato per tentare un’interpretazione.